Bontà Teresa

La mia storia

 


Mi chiamo Teresa Letizia Bonta e sono una fotografa. Sono soprattutto una fotografa che
cerca di interpretare quest’arte attraverso le mie sensazioni interiori, che la traducono
giustappunto in un qualcosa di profondamente viscerale. La fotografia è stata - ed è - una
passione travolgente che ho avuto sin da piccola, ma che purtroppo non ho mai potuto
sviluppare seriamente.
La mia professione mi spinge però costantemente avanti, in continua ricerca, e soprattutto a
descrivere quello che faccio con una naturale predisposizione all’apertura e alla purezza del
linguaggio. Non potrei mai descrivere il mio lavoro con distacco, o con atteggiamento
impersonale, mi risulterebbe impossibile; parlare di fotografia senza emozionarmi, o senza
riuscire a capire che la fotografia stessa ha rappresentato e rappresenta per me ogni giorno
una cura dell’anima, mi è praticamente impossibile.
Le mie fotografie nascono con l’intento di dare una melodia a una nota senza suono che per
tanto tempo è rimasta tale; la fotografia per me rappresenta la luce, quella luce che riesce
nella maniera più diretta a illuminare ogni parte buia che rimane oscura troppo spesso
dentro di noi. Nella società moderna oggigiorno c’è troppo poco tempo per comprendere
l’imprevedibilità di un’emozione, la corsa ti obbliga a ascoltare troppo poco il tuo io mentre le
emozioni stesse dovrebbero prendere più spesso vita su quel palcoscenico che tutti noi
abbiamo dentro. Se ci fermiamo un attimo a riflettere, ci accorgiamo che la fotografia ci fa
capire quanto alcune emozioni che ti spezzano il cuore, possono anche essere le stesse che
riescono a guarirlo.
Ho sempre cercato una posizione privilegiata per godermi lo spettacolo della logica che si
schianta contro il significato stesso della parola emozione, ed è per questo che sono
fortemente legata a ogni progetto che nasce dal profondo, che sorge come una piccola luce
da quelle stanze interiori che spesso ci rifiutiamo di esplorare. Il progetto di sviluppare
un’emozione nasce per gridare, per lanciare un messaggio; quando penso a come nascono
alcuni dei miei scatti o per rispondere a qualcuno che mi pone questa domanda, rifletto e mi
accorgo di quanto la luna non abbia mai bussato alla mia porta, ma sia sempre filtrata
prepotentemente attraverso le persiane chiuse.
Queste stanze chiuse del nostro io, e in questo caso specifico del mio, si scoprono
lentamente; ma in quel lentamente a livello personale ho deciso di dar luce attraverso il mio
percorso artistico e fotografico, schiarendole, rendendole praticabili.
Le mie fotografie, spesso in bianco e nero, raccontano una fase della mia vita vissuta in
maniera molto forte e impattante, soprattutto a livello interiore. Fotografo prevalentemente
Street Siciliana, nudo artistico e nudo dell’anima.
Il mio approccio alla fotografia di nudo artistico e dell’anima è improntato proprio su questo,
sulla profondità delle emozioni che esploro e imprimo da subito con bozze e disegni
istantanei, che divengono lentamente figura nel momento in cui la lucidità compositiva
prende il sopravvento facendomi individuare il soggetto cardine del lavoro. Subito dopo il
vuoto, la pressione che ti svuota di ogni visione che serve però a concentrarmi poco dopo
proprio su quella, perfettamente delineata in modo da poter creare dei legami forti con la
figura stessa, con la modella da ritrarre. Con la macchina, in quel momento, mi sento in
perfetta e totale armonia con l’arte stessa, amandola così tanto, come se mi trovassi in quel
frangente a casa a dialogare in perfetta sinergia e amicizia con le mie stesse emozioni.
Quando mi trovo invece nella mia amata terra d’origine, la mia Sicilia, calco il mio humus,
ripercorro le mie radici e inizia un passionale dialogo; in quell’area che cerco con forza e
amore è come se fossi accompagnata da una donna siciliana che ne rappresenta le viscere,
i dolori, le virtù, la magia e i suoi tabù più radicati.
Ho scelto di raccontare attraverso i miei scatti e quindi attraverso la fotografia, il mio dolore
attraverso la vita degli altri, in uno spaccato personale di vita vissuto in maniera molto forte,
quando ora nella mia lucidità professionale a 39 anni, ho scoperto l’emozione di sciogliermi
per una carezza rivolta all’anima.